Pesarsi un solo giorno non basta: la visibilità nelle IA si misura nel tempo
Di cosa parla l'episodio
Una misurazione isolata della visibilità nelle risposte di ChatGPT, Perplexity, Claude o Gemini è come pesarsi il 2 gennaio. Due voci spiegano cosa mostra lo storico mese dopo mese e come leggere il prima e dopo nel report mensile di ZenRadar.
Le IA citano il suo sito?
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Allora, benvenuti a questo nuovo approfondimento. Oggi parliamo di una questione piuttosto urgente, cioè la visibilità dei siti web, ma non solo su Google. Esatto, parliamo del nuovo ecosistema, quello delle intelligenze artificiali, quindi piattaforme come ChatGPT, Perplexity, Claude, Gemini e ovviamente le AI Overviews di Google. Che ormai sono ovunque. E per analizzare questo scenario ci basiamo su un documento che esplora ZenRadar, che è un sistema progettato proprio per misurare questa presenza.
Sì, per quantificarla. Esatto. Ma attenzione, la missione di questa nostra chiacchierata non è tecnica. Vogliamo farvi capire una cosa molto diretta, e cioè perché fissarsi su una singola misurazione, una misurazione isolata della visibilità, di fatto non significa assolutamente nulla. È un salto di paradigma, guarda. Fino a ieri, con la ricerca tradizionale, si ragionava per posizioni statiche.
Primo posto, secondo posto. Oggi i motori AI sono sistemi probabilistici. Cioè cambiano in continuazione? Esattamente. Il documento infatti spiega che ZenRadar valuta la visibilità basandosi su tre elementi, tutti visibili pubblicamente tra l'altro, senza richiedere nessuna installazione sul sito. Ok, e quali sono questi tre elementi?
Allora, la metà del punteggio, quindi 50 punti, deriva dalle citazioni, ovvero quante volte le AI ti menzionano direttamente come fonte. Fin qui chiarissimo, molto lineare. E l'altra metà? L'altra metà riguarda la struttura. 25 punti vanno ai dati strutturati, che per intenderci sono tipo la carta di identità del sito, letta dalle macchine.
Ah, ok. Gli ultimi 25 punti vanno al formato del contenuto. Nello specifico si guarda se la risposta alla domanda dell'utente si trova nelle primissime righe della pagina. Aspetta, fermi tutti. Questa cosa è interessante. Stiamo parlando di intelligenze artificiali, no?
Modelli enormi che possono elaborare interi libri in pochissimi secondi. Sì, corretto. E allora perché mai dovrebbe importargli se la risposta si trova all'inizio, in mezzo o alla fine di una pagina web? Perché elaborare i dati, anche per un IA, ha un costo computazionale enorme. Non è gratis. Questi modelli processano le informazioni in modo sequenziale.
Ah, quindi leggono in ordine per così dire. Più o meno, sì. Se trovano le informazioni dense e pertinenti subito nelle primissime righe, la probabilità che le straggano aumenta drasticamente, perché riducono il carico di calcolo. Praticamente è una questione di pura efficienza. Esatto, pura efficienza.
E lo stesso vale per i dati strutturati di cui parlavamo prima. Non sono solo etichette, sono porzioni di codice che formiscono il contesto immediato, così l'algoritmo non deve fare lo sforzo di decifrare tutto il testo. Ha molto senso in termini di economia delle risorse. Però guarda, questo solleva un problema enorme sulla fidabilità di quando andiamo a misurare. In che senso?
Ti faccio un'analogia. Cioè, misurare la visibilità una volta sola è come pesarsi sulla bilancia un singolo giorno, tipo il 2 gennaio, subito dopo le feste, e pensare che quello sia il peso definitivo per tutto l'anno. Una bella illusione. Infatti, quindi la mia provocazione è questa. Se ZenRadar, o chi per lui, registra che un IA non cita un sito oggi, significa che quel sito è condannato all'invisibilità totale?
Ma assolutamente no. Il documento smonta questa paura in modo precisissimo. Specifica che i motori IA evolvono continuamente e, oltretutto, i concorrenti si muovono. Non stanno fermi ad aspettare. Chiaro che no.
E poi, se un motore non si attiva, come accade spessissimo con le AI Overviews di Google, per dire, o se in quel momento è irraggiungibile, non significa che hai un brutto risultato. È solo un caso? È una mancata attivazione temporanea, sì. E questo ci porta al cuore del problema. Proprio perché gli algoritmi e i concorrenti cambiano ogni giorno.
Una singola fotografia perde validità un minuto dopo averla scattata. Perde totalmente di significato. Serve un approccio continuo. Direi che è indispensabile avere uno storico. Sono pienamente d'accordo.
Serve un monitoraggio. E per farlo bene bisogna analizzare il report mensile. Perché solo così riesci davvero a valutare il prima e dopo. Esattamente. Il prima e dopo. Che è, insomma, l'unico modo per estrarre un segnale affidabile da tutto questo rumore.
Infatti il vero metodo descritto dalle fonti si basa su un ciclo. Si misura, si applicano le correzioni sui testi e poi si rimisura. Quindi il punteggio, anche un 100 su 100, non è per sempre. Ma che? Il 100 su 100 viene descritto dal documento come un obiettivo verso cui tendere non è affatto una garanzia permanente. Anche perché bisogna guardare i concorrenti.
Capire chi viene citato al nostro posto. Il valore reale emerge solo confrontando cosa succede dopo ogni singola modifica ai contenuti. Sì, l'evoluzione dei dati nel tempo è l'unica cosa che conta davvero. E a proposito di modifica ai contenuti, chiudiamo con un'azione immediata. Una cosa pratica.
Ottima idea. Subito dopo aver ascoltato questo approfondimento, chiunque gestisca dei contenuti web può prendere la pagina più importante del proprio sito e controllare una cosa semplicissima. Cioè? Se la risposta è all'inizio. Esatto. Se questa pagina risponde in modo diretto e concreto alla domanda principale, fin dalle primissime righe. Solo così ci si prepara a misurare l'efficacia sul serio. Un controllo velocissimo, ma fondamentale.
Sono d'accordo. Però ecco, vi lascio con un pensiero finale, un po'provocatorio. Vai. Se la visibilità futura dipenderà da come le intelligenze artificiali scansionano gli elenchi puntati e cercano resposte immediate nelle prime due righe, stiamo ancora scrivendo per informare gli esseri umani o stiamo solo creando esche per gli algoritmi pur d'ottenere una citazione? Hmm... È una domanda che fa davvero riflettere. Su questo dubbio vi salutiamo.
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